lunedì 30 luglio 2007

CHI HA CORAGGIO NON FA CARRIERA...



“Anche se si e’ un semplice cittadino, essere onesti e non deflettere dai propri principi morali in un paese dove la corruzione e il crimine sono al potere, accettati o subiti dalla maggioranza della gente, costituisce da solo un atto di coraggio”. (Viviana)

"IN ITALIA CHI HA CORAGGIO NON FA CARRIERA"

La frase sopra è stata estrapolata dal quotidiano "La Repubblica" del 26 luglio 2007 che l'ha messa come sottotitolo dell'articolo a lei dedicato a pag. 3. Inutile aggiungere che sono parole che condividiamo pienamente. Infatti le storie di vita riportate in questo sito web, riferite al settore del lavoro, dei licenziamenti, dei concorsi, della tutela civica e sindacale, del ricorso ai tribunali, dimostrano che chi ha coraggio e non striscia davanti al potere clientelare di certi datori di lavoro pubblici e privati, di certi politici locali, viene "costretto in un angolo" oppure, se osa "troppo", come è capitato a valorosi magistrati siciliani, viene annientato con la violenza.
Vogliamo riportare qui alcuni passaggi significativi dell'articolo de "La Repubblica" a firma di Dario Cresto-Dina:
Clementina Forleo è stata educata con rigore e con rigore lavora. Un anno fa in un'intervista a Claudio Sabelli Fioretti per il Magazine del Corriere della Sera spiegò una sua regola fondamentale: "Ogni magistrato dovrebbe fare prima il poliziotto. Come ogni poliziotto dovrebbe fare prima l'immigrato. Come tutti i politici dovrebbero ricordarsi che i loro nonni sono stati a loro volta immigrati. Immigrati non si nasce. Lo si diventa per fame"...
... A chi la conosce bene, alle persone di cui si fida, Clementina Forleo spiega spesso che troppe volte, invece, la legge non è uguale per tutti. C'è un rapporto malato tra la giustizia e la politica , sia che si tratti del centrodestra sia che tocchi al centrosinistra. "Un magistrato -ripete sovente- , a differenza di un politico, non deve conoscere la mediazione e il compromesso, a meno che non voglia fare altro, a meno che non voglia venir meno ai suoi doveri costituzionali"....
...La Clementina o è una rompicoglioni oppure un giudice coraggioso. Potesse, lei farebbe sue entrambe le definizioni. Nutre infatti un affetto e una straordinaria considerazione per Ilda Bocassini e ha apprezzato il coraggio dei colleghi Woodcock e De Magistris , anche se è purtroppo convinta che i coraggiosi (e a volte i rompicoglioni) vengono abbattuti inesorabilmente: "Chi ha coraggio non fa carriera".
Senza fare di tutte le erbe un fascio le piace spiegare che in questo paese, in quasi tutti i mestieri, va sempre più di moda un vecchio proverbio pugliese: bada dò mmitti li pieti, disse alli putaturi l'antieri. Guarda dove metti i piedi raccomandò il capo dei contadini ai potatori.
In Italia nessuno vuole rischiare di cadere dall'albero. E a chi Le chiede: ma tu Clementina, non ci tieni alla carriera? risponde: "mai sognato di fare la soubrette o di darmi alla politica".

sabato 28 luglio 2007

Bassolinismo e sistema di potere...




È scontato arrivare a Napoli, contare i sacchi di spazzatura sparsi attorno alla stazione, ascoltare i consigli da zona di guerra del tassista, persino chiosare il commento di una splendida autoctona sulla «città che puzza».

È meno scontato arrivare a Napoli e trovare un assessore regionale, diessino per giunta, preso a male parole dentro l’oasi blindata di una libreria Feltrinelli, dove la gente si mette in fila alla cassa e si siede compita ad ascoltare presentazioni.

Eppure questo è successo al «più bassoliniano degli assessori regionali», Andrea Cozzolino.
Ed è ancora meno scontato che ciò accada al dibattito su un libro, e che questo libro impietoso e illuminante, L’altra metà della storia (Guida editore) sia opera di Marco Demarco, direttore del Corriere del Mezzogiorno, già vicedirettore dell’Unità e punto di raccordo di quella parte sempre più cospicua di borghesia progressista napoletana, intellettuale e delle professioni, che non tollera più Antonio Bassolino. O sarebbe meglio dire il bassolinismo, una meccanica della politica che ha fondato «un inedito sistema di potere, forse il più vasto e radicato che mai sia stato realizzato nell’ambito della città» e che quattordici anni dopo la sua inaugurazione si ritrova la spazzatura a metafora del vivere civile.

Aurelio Musi ha accusato il libro di un «eccesso di revisionismo» e si capisce perché: riletto in chiave storica, il saggio di Demarco si rivolge a una sinistra che non ha mai capito troppo bene Napoli, oscillando dall’assuefazione alle degenerazioni della napoletanità all’utopismo della «teoria del salto», quella forma di meridionalismo che promette il balzo improvviso dall’oscuro passato democristiano a un non ben specificato futuro radioso.

Bassolino, dunque, è l’ultimo anello di una catena che parte, con l’aiuto di intellettuali e registi cinematografici come il Francesco Rosi de Le mani sulla città, con la fabbricazione di falsi miti: la partecipazione comunista alle «Quattro (invero tre) giornate di Napoli» del 1943, la sinistra unico baluardo contro la speculazione edilizia, il laurismo - giudicato al contrario «l’unico momento alto della destra napoletana al potere» - fonte di tutti i mali insieme a Gava e Cirino Pomicino, sino all’emergenza camorra che magicamente scompare dall’agenda pubblica nel 1993, quando Bassolino diventa sindaco di Napoli dichiarando guerra ai qualchecosisti e ai nonsipuotisti. Ecco, di quelle giornate radiose, sostiene Demarco, resta solo il ricordo di una promessa non mantenuta e la foto accecante della Napoli di oggi con i cadaveri appoggiati su pizze margherite e l’amara constatazione che «con la diversità berlingueriana non si è risolto il problema del traffico, o quello della camorra, o quello della spesa pubblica».
Certo, Bassolino ha portato gli artisti nel metrò, ha fatto il museo d’arte contemporanea, ha promesso il Rinascimento, s’è circondato di intellettuali compiacenti e di una società civile anestetizzata, ma questo veltroniano «salto nell’effimero», questo ossessionato concentrarsi «sulla comunicazione pubblica e sulla personalizzazione istituzionale» lo racconta meglio la pietanza della Coppa America annusata a Posillipo e consumata a Valencia. Capitolo dopo capitolo, Demarco porta alla sua tesi fatti e cifre.
Si doveva fare il megaparco a Bagnoli sulle ceneri d’acciaio dell’Italsider? Nulla s’è mosso.

Si doveva snellire la pubblica amministrazione? Le spese correnti sono moltiplicate: anzi, il «grande collocatore» col suo partito personale ha riproposto il partito della spesa pubblica ingrassando le società miste con «eserciti di consulenti».

Si doveva internazionalizzare? La Campania attrae lo 0.45% degli investimenti esteri in Europa. Si doveva risolvere l’emergenza rifiuti, che è una finta emergenza visto che dura da trent’anni? Resta altro, restano le gare d’appalto gestite in modo improprio, le accuse al Bassolino commissario per i rifiuti sulle ecoballe che non sono eco e che non vengono bruciate ma stoccate in aree dove prosperano le speculazioni sulla vendita dei terreni, resta pure lo scandalo buttato in televisione di 2400 lavoratori socialmente utili assunti a tempo indeterminato per la raccolta differenziata e occupati, sì, ma a far nulla.

Così, in una memorabile autodifesa, ’o governatore s’è difeso sostenendo di non aver mai letto i contratti di concessione. Resta che quella sinistra che quindici anni fa scendeva in piazza contro le ecomafie porta in dote ai posteri «una regione in cui è concentrato il 43% di tutti i siti inquinanti d’Italia».
Morale della storia: «Sta di fatto che un potere crescente, carismatico, istituzionale e commissariale, non ha prodotto gli effetti sperati.

Sette miliardi e settecento milioni di euro in fondi europei, un miliardo per l’emergenza rifiuti, oltre sei miliardi spesi per la sanità».

Cifre enormi, da capogiro contabile. E invece «nonostante le molte risorse ricevute o anticipatamente impegnate» Bassolino ha fallito nel «portare Napoli e la Campania fuori da un’orbita neo-assistenziale». Di più. Rispetto al 1993, sul cumulo sozzo delle crisi se n’è aggiunta un’altra, la «reciproca delegittimazione del centro e della periferia dello Stato», nel sonno incosciente della società civile. Frutto acidulo di un potere irremovibile, invincibile, saldato tutt'uno con il cemento dei palazzi della politica.
(Angelo Mellone "Il Giornale")

mercoledì 25 luglio 2007

LA LEGGE BIAGI, I FIGLI E FIGLIASTRI...



IL PROTOCOLLO SU "PREVIDENZA, LAVORO E COMPETITIVITA'" FIRMATO DA CGIL, CISL, UIL, UGL, CONFINDUSTRIA...
  1. Vengono scandalosamente ridotti i contributi pensionistici per le ore di straordinario. Così si danneggia l’occupazione e anche il bilancio dell’Inps, mentre non ci sono i soldi per cancellare lo scalone.
  2. Viene confermata la Legge 30 e in particolare il lavoro interinale a tempo indeterminato (staff leasing).
  3. I contratti a termine potranno durare anche oltre 36 mesi, senza alcun limite, con procedure conciliative fatte presso gli uffici del lavoro con l’assistenza dei sindacati.
  4. Viene detassato il salario variabile aziendale sul quale le aziende pagheranno meno contributi previdenziali, anche se i lavoratori non si vedranno decurtata la loro contribuzione.

Mi fa sempre molta rabbia leggere che la legge Biagi è servita a tutelare le fasce deboli e soprattutto le donne.

Ho dovuto fare una figlia a 36 anni, dopo aver rimandato per anni in attesa che la situazione lavorativa si sistemasse. Sapevo benissimo che non avrei percepito stipendio per tutta la maternità. Sono tornata a lavorare quando mia figliacompiuto 10 mesi e mi son dovuta accontentare di un call-center.

Adesso dopo un anno e mezzo sto lavorando per una grande multinazionale: ho un contratto interinale di 3 mesi.

Dal 2001 cambio 4 lavori all'anno: non faccio nemmeno in tempo ad ambientarmi che già devo ricominciare la ricerca. Ogni anno mi trovo senza lavoro a Luglio e Dicembre(cioè quando le spese son maggiori...). Dovrei cambiare la macchina ma, ipotizzando di avere soldi per farlo, nessuno mi concederebbe un finanziamento.

Hoi perso le speranze di poter essere un giorno assunta e di poter dare un fratellino o una sorellina alla mia bimba. In sintesi ci è stata tolta la speranza nel futuro.

Francesca C.

La lettera di Francesca si commenta da sola. Francesca ed altri migliaia di giovani continueranno ad essere gli schiavi del 2000 mentre le caste e le parentopoli continueranno ad alimentarsi. Francesca non è stata fortunata come i figli o i generi dei segretari generali della Fillea Cgil di Napoli e Regionale, dei manager, dei politici napoletani e campani che sono stati assunti a tempo indeterminato con il massimo livello professionale negli enti bilaterali, nelle municipalizzate o nelle società miste...

giovedì 19 luglio 2007

DIRETTIVO FILLEA NAZIONALE DEL 18 LUGLIO:STRALCIO DELLA RELAZIONE DI FRANCO MARTINI....



Ciò che è accaduto a Gioia Tauro non scalfisce minimamente questa nostra coerenza e per ribadirla abbiamo deciso di prevedere alla immediata ripresa dell’attività dopo la pausa estiva una grande iniziativa nazionale in Calabria per chiarire il nostro pensiero ed il nostro impegno.

Quando capitano vicende come quella denunciata dobbiamo chiederci se i nostri gruppi dirigenti hanno delle responsabilità, sia nell’essere stati sordi a dei segnali premonitori, sia nell’aver sottovalutato la gravita della situazione. E’ ciò che abbiamo cominciato a fare e che continueremo a fare con rigore, pur sapendo che il metro di misura di tale riflessione non può essere quello di confondere il mestiere del sindacato con quello delle forze dell’ordine, nè della magistratura. Ma non ci sottrarremo a questo compito. Quello che non può essere accettato è la caccia alle streghe o il gioco dello scaricabarile. Voglio ricordare che la persona inquisita frequenta gli ambienti della Cgil, ossia della Camera del Lavoro di Gioia Tauro anche in qualità di componente degli organismi dirigenti, da quando i nostri massimi responsabili della Fillea calabrese ancora non avevano iniziato le scuole elementari ed altri ancora non erano nemmeno nati. Non è dunque accettabile il fuggi, fuggi al quale sembra di assistere in questi giorni e la tendenza a scaricare sull’ultimo anello della catena eventuali responsabilità che non possono che essere collettive, se mai vi fossero. Questo la categoria lo deve dire chiaro e tondo, perché diversamente, oltre a non dare bella prova di unità e solidarietà del gruppo dirigente, non aiuteremmo la stessa organizzazione a trarre da questa vicenda ulteriore stimolo per avanzare verso il forte rinnovamento di cui anche quelle strutture territoriali necessitano.

Vorrei anche ricordare che lo sforzo fatto dalla Fillea in questi ultimi 5-6 anni è stato quello del completo rinnovamento, anche generazionale, dei gruppi dirigenti calabresi. Quasi la metà dei segretari generali a mala pena arriva ai trent’anni di età; a Gioia Tauro abbiamo una donna alla direzione della categoria. Abbiamo fatto scelte coraggiose, per lasciarci alle spalle un passato che non aiutava la nostra organizzazione a crescere. Probabilmente, stiamo pagando oggi il prezzo di questa forte innovazione, attraverso un assestamento organizzativo che presenta luci ed ombre.
Ma vogliamo difendere questa scelta anche chiamando la Confederazione calabrese a verificare la coerenza con la quale tale processo viene sostenuto, sapendo che in alcune province le scelte operate, con nostra grande perplessità, hanno mostrato scarsa attenzione alle peculiarità del lavoro nel settore, che spesso è lavoro sul fronte, ed hanno oggi come conseguenza il progressivo indebolimento della nostra forza rappresentata sul territorio. Per questo, andremo ad un confronto nei prossimi giorni con la Cgil calabrese per rilanciare un progetto comune di rafforzamento politico ed organizzativo della nostra categoria su tutto il territorio della regione.
Il rinnovamento organizzativo, la cui manifestazione più evidente è nel ricambio generazionale, molto vistoso in diverse aree del nostro Paese, parla di questo cambiamento in termini positivi. Aver rinnovato ha presentato dei rischi e delle suspense, ma il bilancio complessivo è positivo, ci consente di affermare che quella scelta è stata giusta e mette nella condizione l’intera organizzazione di guardare con ansie minori a quel vuoto generazionale, che rappresenta l’assillo principale del nostro sindacato.

Ci siamo, poi, battuti per una Fillea che assumesse la multiculturalità quale tratto distintivo della moderna globalizzazione, in un settore dove l’incontro tra etnie diverse rappresenta una realtà incontrovertibile. Un terzo degli immigrati iscritti alla Cgil viene dalla nostra categoria e noi dobbiamo sentire il peso della responsabilità che deriva dalla sfida congressuale di Pesaro, relativo alla costruzione del primo sindacato multietnico della Cgil. Anche da qui, si può tornare indietro? Domanda assolutamente retorica…
Abbiamo poi scelto di essere il sindacato non solo della forza lavoro strutturata, nel nostro caso degli iscritti alle Casse Edili, ma anche della precarietà sempre più diffusa nei nostri settori. Questa precarietà ci parla degli immigrati clandestini, ma ci parla anche di professioni alte e qualificate, come nel caso dei beni culturali, dove una moltitudine di giovani cerca nel sindacato un interlocutore in grado di rappresentare aspirazioni e bisogni non solo legittimi, ma in grado di offrire al Paese una risposta allo sviluppo di qualità, quello che fa la differenza nella competizione globale. Anche da qui, si possiamo tornare indietro?
Giorno dopo giorno ci siamo accorti di aver costruito una Fillea nuova, diversa da quella di 10-15 anni fa, nella quale alla tradizione si è sempre più sommata una innovazione che non si traduce in un conflitto a livello di rappresentanza, bensì in un arricchimento della stessa.
Il rinnovamento organizzativo, la cui manifestazione più evidente è nel ricambio generazionale, molto vistoso in diverse aree del nostro Paese, parla di questo cambiamento in termini positivi. Aver rinnovato ha presentato dei rischi e delle suspense, ma il bilancio complessivo è positivo, ci consente di affermare che quella scelta è stata giusta e mette nella condizione l’intera organizzazione di guardare con ansie minori a quel vuoto generazionale, che rappresenta l’assillo principale del nostro sindacato.
La nostra Conferenza di organizzazione dovrà rappresentare la sanzione definitiva di questa scelta, per consegnare ad un nuovo gruppo dirigente il futuro di questo sindacato. Abbiamo ancora dei limiti da superare. La Fillea troppo spesso viene ancora considerata una categoria chiusa, impenetrabile ed in parte questo è vero, come è vero che questo limite ha contribuito a far si che il settore e la categoria siano poco compresi in tanta parte della Cgil. Ma tutto ciò non fa giustizia del grande contributo che la Fillea può dare al dibattito della Cgil. Per questo dobbiamo scrollarci di dosso le remore ed i complessi che ci caratterizzano, per investire la dote di cui disponiamo nella vita della Confederazione.
E dobbiamo farlo dimostrando di essere un gruppo dirigente in grado di mettersi in discussione e di favorire, con l’ingresso di nuove forze e di nuove mentalità, quel rinnovamento di cui abbiamo bisogno.

domenica 15 luglio 2007

INTERVIENE LA FILLEA NAZIONALE, FINALMENTE...


Rendiamo pubblica una denuncia che ci è pervenuta oggi, ciò a testimonianza di quanto da più parti denunciato su questo blog da vari uomini e donne, lavoratori e lavoratrici onesti che credono ancora nel sindacato.
Noi crediamo che sia giunta l'ora, Cara Stefania, Cara Livia, Caro Franco che la relazione finale ci debba essere inoltrata.
Siamo certi della sacrosanta verità denunciata dalla compagna Stefania tant'è che a supporto della medesima siamo disposti ad inviare la documentazione necessaria a "chi di dovere".

LA LETTERA DI STEFANIA.......

Sun, 15 Jul 2007 16:51:20 +0200
Da:
"Stefania Bontempi"
Oggetto:
Inoltra: urgentissimo
A:
mattoneselvaggio@yahoo.it

Nota: allegato messaggio inoltrato.

Data:
Sun, 27 May 2007 23:06:24 +0200
Da:
"Stefania Bontempi"
Oggetto:
urgentissimo
A:
"Franco Martini"
f.martini@filleacgil.it.

Gentilissimi Sig.ra Livia e Signor Franco,
sono un'archeologa di 32 anni che presta la propria opera da due anni presso Consorzio che lavora in subappalto per un cantiere dove si sta costruendo la nuova metropolitana di Napoli. Da circa due mesi si vedono e si sentono strane cose, strane telefonate arrivare al Direttore dei Lavori..da ancor più tempo subiamo la presenza di alcuni sindacalisti a noi sconosciuti ed ecco che invece un bel giorno il mistero si svela: il Direttore due giorni fa ci annuncia che una certa Dottoressa Sofia sarebbe arrivata da noi per collaborare ai lavori di restauro. Fin qui nulla di strano, ben vengano le assunzioni, ciò ci da la dimensione di una impresa in buona salute ed è ciò che noi lavoratori ci auguriamo sempre, soprattutto in un settore così precario come il nostro. In realtà l'assunzione a tempo determinato della dottoressa nascondeva ben altre faccende a dir poco scandalose, benché io ed i miei colleghi conosciamo bene la realtà del mondo del lavoro e di come funzionano le cose, soprattutto al sud, non possiamo rimanere indifferenti all'oltraggio subito nel nostro più profondo senso dell'etica e della coerenza. Voglio soltanto dire a nome mio e di tutti i miei colleghi la verità: la Dottoressa Sofia (potete quando e come volete accertarvi della veridicità delle mie dichiarazioni) verrà a lavorare con noi perché il segretario generale della Fillea CGIL di Napoli l'ha caldamente raccomandata, pensiamo che ci sia un grosso personaggio politico alle spalle. Ciò comunque non può assolutamente giustificare la scorrettezza del Sig. Sannino Giovanni che dovrebbe assolutamente vergognarsi di rappresentare una storica organizzazione quale è la CGIL, a questo si aggiunge anche la beffa: qualche mese fa c'è stato un sopralluogo su vostra richiesta centrale di Roma, dell'Ispettorato del Lavoro. L'imprenditore è una persona seria ed affidabile e lui stesso ci ha confidato lo sconcerto che ha provato nel sentirsi obbligato ad una assunzione clientelare. Certo è normale che qualche amico voglia aiutare una persona in difficoltà ma converrete con me che se tale richiesta perviene dal sindacato zonale è davvero uno scandalo!!!!
Scusatemi se ho intenzionalmente mantenuto l'anonimato sul consorzio, ma non posso fare diversamente per tutelare me stessa, i colleghi e l'imprenditore.
Vi prego a nome di tutti i lavoratori del settore di intervenire come meglio crederete.

Distinti saluti.
Stefania Bontempi


LA RISPOSTA DI FRANCO E DI LIVIA

"Stefania Bontempi"
Oggetto:
Inoltra: Re: urgentissimo
A:
mattoneselvaggio@yahoo.it
Nota: allegato messaggio inoltrato.
Messaggio inoltrato
Da:
"livia potolicchio"
A:
"Stefania Bontempi"
Oggetto:
Re: urgentissimo
Data:
Fri, 8 Jun 2007 11:00:04 +0200

Roma, 8 giugno 2007

Gentilissima Stefania,
innanzitutto ti ringraziamo per la lettera che ci hai inviato, che consideriamo un riconoscimento del ruolo che il sindacato può e deve svolgere a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori impegnati nel settore dei beni culturali.
Ti confermiamo che la nostra categoria ed in particolare FilleaRestauro sono da tempo impegnati per introdurre criteri di trasparenza, regolarità, riconoscimento professionale nei cantieri e fra gli operatori dei settori del restauro e dell’archeologia. Sono obiettivi per i quali da tempo è in atto una mobilitazione ed una iniziativa contrattuale e di confronto col Governo e le parti datoriali, che cerca di rompere il muro di indifferenza e di responsabilità che si frappone al riconoscimento ed alla tutela dei diritti sul lavoro.

La vicenda che ci hai segnalato va indubbiamente nella direzione opposta alla nostra. Il fatto che possa veder coinvolti dirigenti della nostra organizzazione rende ancor più grave i fatti denunciati, per la mancata coerenza con gli obiettivi da noi perseguiti.

E’ nostra intenzione compiere le necessarie ed immediate verifiche per accertare la fondatezza di quanto da te affermato e procedere, di conseguenza, agli indispensabili chiarimenti. Di ciò, naturalmente, sarei tempestivamente informata.

Vogliamo che il sindacato resti un saldo punto di riferimento per le aspettative e le speranze di cambiamento che anche nel settore dei beni culturali si agitano legittimamente ed anche per questo, nel ringraziarti nuovamente per la collaborazione, ci sentiamo impegnati a non tradire la fiducia a noi riposta.

Cordialmente
Livia Potolicchio - Coordinatrice Nazionale FilleaRestauro
Franco Martini - Segretario Generale Fillea Cgil








SONO LA VERITA....



Spesso ci si vergogna di me,
SONO LA VERITA',
parecchie volte quando sono emarginata,
ci sono ingiuste torture sofferenze e morte,
con l'indifferenza anche sulla mia assenza.
Sono sempre parte della incantevole natura,
sento il suo cuore battere sempre nel mio,
so che l'uomo spesso scorda di essere tale,
e tutto è in moto e cresce, anche il male.
Tutto ciò che di inaudito, inumano e orrendo,
si approfitta di farlo, nascondendomi sempre,
presentando spesso fasulle verità al posto mio,
si ride, gioisce, qualche corrotto si arricchisce.
Quando arrivo io salvo sempre tanta gente,
sono la novità di qualsiasi umana vicenda
e il vero ritratto della più amata giustizia,
reale effige anche dei tribunali del mondo.
Coloro che vivono in mia buona compagnia,
meritano giustizia, rispetto e tanto onore,
quando ci sono io,
la giustizia è vera e distinta:
luce del sole che mostra il ciglio di un burrone.
(Roby)

venerdì 13 luglio 2007

QUANDO ANCHE IL TEMPO OSTILE.....



Quando anche il tempo ostile t’ingrigisce

e intorno a te vedi sguardi freddi e ostili

e senti la speranza di un mondo migliore scorrerti nelle vene

e incondizionato resta il tuo sentimento,

altro non è che la presenza di Dio

col suo amore che trabocca

dal suo dolce cuore.

Sei stato baciato, con un soffio di immunità alle sporche vili ostilità.

Il Suo spirito e i suoi Angeli ti proteggono,

dimostragli riconoscenza

con umiltà, altruismo e solidarietà.

Fai che siano messi in luce i cuori spenti per il male che infliggono ad ogni essere umano.

Pensa a chi non ha cibo, salute, una casa, ai più sofferenti,

a chi non muore di morte naturale.

Pensa alla mascherata sadica politica demoniaca che anche all’insaputa di tutti uccide lentamente persino i credenti più inermi.
(Giusy)

martedì 10 luglio 2007

E SULLA PARENTOPOLI SCOPPIATA NELLA FILLEA CAMPANIA?



FRANCO MARTINI INTERVIENE SUI FATTI DI REGGIO CALABRIA...BRAVO FRANCO!!QUANDO INTENDI INTERVENIRE SULLA PARENTOPOLI DELLA FILLEA CAMPANIA?
“Il coinvolgimento di un delegato della Fillea Cgil nell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e condotta dalla squadra mobile reggina rappresenta un fatto di estrema gravità per una organizzazione che da anni combatte le infiltrazioni criminose nel mercato degli appalti. “
E’ quanto afferma in una nota il Segretario Generale della Fillea Cgil, Franco Martini, a seguito della notizia dell’arresto di un delegato della Fillea di Gioia Tauro, nell’inchiesta sulla Salerno- Reggio Calabria.
“E’ un fatto che, ovviamente, - continua Martini - non scalfisce minimamente la coerenza e la trasparenza con la quale la Fillea Cgil ha fatto di questa battaglia una delle priorità della propria iniziativa sindacale, tanto che non vale replicare ai tentativi di speculazione politica ai quali non hanno saputo sottrarsi alcuni quotidiani notoriamente dediti a tale attività, come Il Giornale.
La Fillea Cgil, nel condannare fermamente l’operato del proprio rappresentante, immediatamente sospeso da tutti gli incarichi sindacali attualmente ricoperti, e nell’evidenziare il rischio di vulnerabilità al quale anche la propria organizzazione può risultare soggetta nei territori a forte controllo mafioso, adotterà ancor più di quanto già ampiamente fatto fino ad oggi, il massimo rigore nel controllo e nella selezione dei propri rappresentanti.
Occorre, tuttavia, esprimere forte apprezzamento e soddisfazione per l’operato della Magistratura, delle forze dell’ordine e per l’esito dell’inchiesta, della quale si chiede la rapida conclusione. Essa conferma i rischi da tempo denunciati dal sindacato e dalla stessa Fillea Cgil e ripropone la necessità di adottare regole sempre più rigide nella gestione delle commesse e soprattutto rendere trasparenti e controllabili tutti i passaggi della catena dell’appalto, dalla fase di gara,
Il fatto che l’inchiesta abbia fatto venire alla luce l’esistenza di una regia autorevolmente esercitata dalle cosche mafiose dell’area, proprio in relazione ad un’opera infrastrutturale per la realizzazione della quale erano stati siglati protocolli di legalità con il General Contractor, mette in luce l’attuale debolezza di tali strumenti ed impone una verifica immediata sulla necessità di intensificare e di rendere efficaci gli strumenti di controllo democratico sulle attività dei cantieri.”
“Il Governo già è impegnato sul fronte della regolarità del lavoro e delle imprese in edilizia attraverso misure condivise con le parti sociali del settore. Occorre però – conclude il leader della Fillea - che a questo terreno di iniziativa, tanto nel Mezzogiorno che nel resto del Paese, si sommi una revisione urgente delle attuali norme sugli appalti, per offrire strumenti ancor più rigidi di contrasto alla criminalità organizzata.
Non basta dire di quante opere infrastrutturali necessiti l’Italia, occorre dire con altrettanta chiarezza attraverso quali regole debbano essere realizzate.
L’inchiesta reggina, infatti, al netto di un contesto territoriale che fa della ‘ndrangheta un consolidato nemico della legalità, dimostra che esistono maglie normative in materia di appalti ancora troppo larghe. Ci attendiamo dal Governo una iniziativa immediata che proponga una rilettura critica delle attuali norme in materia.”

lunedì 9 luglio 2007



LA QUESTIONE MORALE, IL MEZZOGIORNO E LA FILLEA CGIL.....
La CGIL di Gioia Tauro, la Fillea Calabria e del territorio di Gioia Tauro, ''appresa la notizia del presunto coinvolgimento del Delegato della Fillea di Gioia Tauro nell'operazione condotta dalla polizia di Reggio Calabria sulle infiltrazioni ed estorsioni della ndrangheta negli appalti pubblici della SA-RC, hanno provveduto nell'immediato alla sospensione cautelativa dello stesso dagli organismi dell'organizzazione''. ''Nel ribadire - spiega la Cgil in una nota - il nostro impegno quotidiano per combattere e contrastare come sempre gli effetti degenerativi del mondo degli appalti ,esprimiamo fiducia e sostegno al lavoro della magistratura affinche' faccia piena luce su questi fenomeni di illegalita' diffusa negli appalti pubblici''.
Il sindacalista arrestato e' Noe' Vazzana


“Gli armadi sono troppo piccoli per contenere tutti gli scheletri”

“Pensa che in quanto scheletri poi non hanno colore ne’ identita’, fanno tutti parte dei morti che giacciono come e’ ormai acclarato, nei sepolcri imbiancati dell’ipocrisia umana.

Tutti FINGONO di volerli dimenticare, salvo tirarli fuori ogni tanto e scuoterli nella speranza di far paura ai bambini: la cosa e’, poi, grave quando invece riescono a far paura ai grandi ricordandogli che anche i loro scheletri sono al loro posto pronti ad essere scossi all’uopo".

(Francesco Marletta)


martedì 3 luglio 2007

"SONO SOPRATTUTTO MACCHINE DI POTERE".....





"Chi vede il giusto e non lo fa, è senza coraggio"
(Confucio)

"I partiti non fanno più politica. I partiti hanno degenerato e questa è l'origine dei malanni d'Italia. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi.I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c'è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente... Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.Molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano.I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della Nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l’operato delle istituzioni.La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.Il consumismo individuale esasperato produce non solo dissipazione di ricchezza e storture produttive, ma anche insoddisfazione, smarrimento, infelicità.Quando si chiedono sacrifici al Paese e si comincia con il chiederli ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l'operazione non può riuscire."

(Enrico Belinguer 1981)



I CADUTI SUL LAVORO..