giovedì 20 novembre 2008

IL SOLE 24 ORE: IN CAMPANIA C'E' UNA LOBBY!!


Il quotidiano "Il Sole 24 Ore" ha pubblicato un'inchiesta sul Governatore Antonio Bassolino sul tema delle consulenze. Il sito web Dagospia ha diffuso il testo integrale dell'articolo.
Riportiamo il link del sito web di Dagospia che ha riportato un inchiesta del Sole 24 ore sul Governatore Antonio Bassolino, sul tema delle consulenze.
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-1436.htm (CLICCA)

14 commenti:

Anonimo ha detto...

Inchiesta nel Porto di Napoli. Giri di tangenti. Nerli, il presidente del Porto, interdetto...
La Guardia di Finanza è andata anche a Via Torino...uè uè...vuoi vedere che le fiamme gialle hanno scoperto gli affari del Boss Michele Gravano, seg.generale della Cgil Campania nel Porto di Napoli?
Finanzieri, baschi verdi siete grandi.
Fateci sognare!

Anonimo ha detto...

Andrea Geremicca, l'assessore all'edilizia che ha gestito i consorzi d'impresa(comitati d'affari) del dopo terremoto a Napoli, molto amico di Gravano, di Nerli ecc ecc, leggete cosa sosteneva qualche mese faa proposito di Nerli e Gravano....
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3 settembre 2008. Ma forse no

Corriere del Mezzogiorno
L’intervista. Si allarga il dibattito aperto da Velardi
Geremicca: sì al voto anticipato in Comune, ma anche in Regione
di Simona Brandolini

NAPOLI — Claudio Velardi ha dato l’avvio ad un dibattito che difficilmente uscirà dall’agenda politica autunnale. Anche se i protagonisti fanno pace. Dopo l’uscita dell’assessore regionale al Turismo, reo di aver chiesto la testa della Iervolino e di aver proposto una lista civica alternativa ai due schieramenti, un altro tassello al ragionamento lo aggiunge Andrea Geremicca. Che di certo non ha bisogno di presentazioni, ma maliziosamente ricorderemo che è l’anima della Fondazione Mezzogiorno-Europa, promossa da Giorgio Napolitano. La sua proposta: elezioni anticipate per Comune, ma anche Regione e una sorta di «coalizione di progresso», mix tra Pd rinnovato e società strutturata. Dunque non alternativo, ma altro rispetto al partito e alla lista civica.
Geremicca, anche lei è preoccupato per lo stato della città di Napoli?
«Sono inquieto e allarmato, perché vedo una città senza una guida politica e istituzionale degne di questo nome. Nel vuoto di governance democratica le buone pratiche sono abbandonate a loro stesse e non riescono a fare sistema. E il vuoto viene riempito dalla criminalità che dà un’immagine impresentabile agli occhi del Paese».
In questo vuoto qual è il ruolo di partiti, cominciando dal Pd?
«Direi nullo. Mi impressiona l’inconsistenza dei partiti sempre più chiusi e lontani dagli elettori e dai problemi. Il centrodestra non riesce a creare una opposizione propositiva, il centrosinistra, e per dirla tutta il Pd, dopo aver governato per 15 anni città, Provincia e Regione si appresta a lanciare una campagna di ascolto: ma cosa vuole ancora ascoltare? La questione è selezionare le scelte e promuovere una classe dirigente nuova ».
Vuol dire che non c’è stato ricambio?
«Mi pare solo che abbiamo gruppi e personalità che hanno vinto i congressi in nome della discontinuità e tuttavia continuano a dirigere con i riti e i metodi di sempre. Si invoca il rinnovamento e il cambiamento ma non si dice una parola sulle politiche che dovrebbero segnare questo cambiamento: dal centro storico, a Bagnoli, al porto».
Parla di Gino Nicolais?
«Non solo. Mi pare che le forze del cambiamento si siano trovate invischiate nell’esistente».
Lei, come Velardi, chiede le dimissioni della giunta comunale?
«Tra Comune, Provincia e Regione non me la sento di fare una graduatoria del meno peggio. Invece di agire, gli uni e gli altri si lamentano, denunciano, giocano a scaricabarile, poi si incontrano per fare scena. Scrivono ai giornali e sui blog, ma con chi se la pigliano se non con loro stessi? La città vuole che decidano e non che si comportino come cittadini senza potere. Al punto in cui siamo giunti non me la sento di dire che l’unica soluzione sia attendere l’ordinaria scadenza delle istituzioni locali. Bisogna stringere i tempi. Ma bisogna andare oltre la solita alternativa o la società civile o i partiti coalizzati».
Dunque la terza via di Geremicca alla terza via velardiana?
«Il nodo è la classe dirigente. Per questo penso che i partiti debbano fare un passo indietro rispetto al loro tradizionale modo di selezionare la propria rappresentanza. Penso a ben altro che al rito delle primarie ad usum delphini, la società civile deve esprimersi in modo meno generico e indifferenziato. La mia idea dunque qual è? Un mix di coalizione politica e rappresentanza civile».
Ma lei che intende per società civile?
«La società che io chiamo strutturata, quella che in questi anni si è formata nelle fondazioni, nei tanti luoghi della governance diffusa del territorio: le grandi organizzazioni sindacali, di categoria, i centri di ricerca e universitari».
Ha un modello in testa?
«I modelli mi fanno orrore. Ma penso alla Bologna di Guazzaloca, per esempio. In quel caso questo mix si provò da destra, perché non riflettiamo, perché non a Napoli?».
Scusi, qual è la differenza con la lista civica auspicata da Velardi?
«Prima cosa non credo debba essere un soggetto alternativo. Io credo in una sorta di schieramento di progresso. La sinistra e la destra sono concetti superati. La differenza tra le coalizioni sta nei due elementi distintivi: il progresso da una parte, la conservazione dall’altra. La mia paura è che, prima o poi, veniamo presi tutti a calci. Il rischio, nel frattempo, è che ci sia un ripiegamento forte della città che non vede i modi e le forme per diventare protagonista. Dinanzi a questo i partiti sono inadeguati o al limite si pongono il problema di assorbire la società civile».
Che non è quello che lei vuole.
«Non ho mai creduto che i consulenti fossero un tentativo di clientelismo, ma piuttosto una forma di egemonia. Invece è necessario un rapporto dialettico, come dice Cacciari conflittuale. Dovremmo essere capaci di trasferirlo nelle competizione elettorali. È preferibile che il Pd oggi si rilanci negandosi, che significa aprirsi e rinnovarsi».
Chi fa parte della società strutturata e della politica nuova?
«Odio far nomi. Ma penso a Lettieri, Nerli, Rea e Gravano, e al tempo stesso a chi in politica ha le palle perché non ha realizzato il divorzio tra politica e cultura. Nel partito esiste una tradizione laica e non fondamentalista che vede la politica come uno degli strumenti per risolvere i problemi. Ma la lista civica rappresenta altre storie».

Anonimo ha detto...

DAL CORRIERE IT
--Il presidente dell’autorità portuale di Napoli, Francesco Nerli, è stato raggiunto da un’ordinanza di misura cautelare coercitiva di «divieto di dimora» nell’intera Regione Campania. Il provvedimento restrittivo, emesso dal gip di Napoli riguarda anche una sua strettissima collaboratrice: entrambi sono indagati per il reato di concussione aggravata e continuata ai danni di numerosi rappresentanti di società operanti nel porto di Napoli. Per altri sette funzionari c’è stata una perquisizione domiciliare.

L’ACCUSA - Secondo i magistrati, Nerli, avrebbe «reiteratamente» indotto «numerosi operatori» del porto a effettuare contribuzioni economiche in favore del suo ex partito di riferimento, «forte dei rilevantissimi poteri attribuitigli dalla legge». Nerli, nato in provincia di Livorno, fu eletto deputato del Pci nel 1987 e senatore del Pds nel 1992, sempre nel collegio di Siena. Nel 1995 fu a capo dell’Autorità portuale di Civitavecchia e dal 21 dicembre 2000 è alla presidenza dell’Autorità portuale di Napoli. Le indagini preliminari, coordinate dalla Procura di Napoli, sono state svolte dal «Gruppo tutela spesa pubblica» della Guardia di Finanza. La misura coercitiva del divieto di dimora in Campania è stata emessa dal gip, per gli stessi reati, anche per una collaboratrice di Nerli, addetta alla segreteria di presidenza.

I SOLDI - Eseguite anche numerose perquisizioni e «meticolosi» accertamenti bancari e contabili che hanno evidenziato che «tutti i soggetti che avevano corrisposto i finanziamenti», tra i 5mila e i 25mila euro, operavano all’interno del porto di Napoli attraverso un rapporto di natura concessionaria o di altra prestazione d’opera come gli appalti. Oltre alla documentazione, le ipotesi dell’accusa sono state «confermate dalle dichiarazioni rese dagli imprenditori concussi i quali - scrive il procuratore capo di Napoli, Giandomenico Lepore - hanno riferito di essere stati avvicinati da dipendenti dell’Autorità portuale» per richiedere i versamenti, peraltro, «regolarmente contabilizzati dalle aziende e dallo stesso partito beneficiario dei contributi». Le indagini hanno avuto inizio dal ritrovamento di un prospetto riepilogativo, rinvenuto nel corso di una precedente perquisizione al presidente Nerli, che riportava «in modo preciso e puntuale» nomi di ditte e società con a fianco l’indicazione degli estremi di assegni bancari e del loro importo. Contemporaneamente all’esecuzione dei provvedimenti sono state disposte perquisizioni presso i domicili e gli uffici di altri indagati sia per le indagini relative alla concussione che per i reati di truffa e abuso di ufficio in relazione all’assunzione di personale da parte dell’Autorità portuale partenopea.

LA NOMINA - Il Presidente dell’Autorità Portuale viene nominato, previa intesa con la Regione interessata, con decreto del Ministro dei Trasporti e della Navigazione, nell’ambito di una terna di esperti di massima e comprovata qualificazione professionale nei settori dell’economia dei trasporti e portuale designati rispettivamente dalla Provincia, dai Comuni e dalle Camere di Commercio..
DAL CORRIERE IT. ---------

Anonimo ha detto...

L'inchiesta sul Porto sta facendo tremare il sistema bassoliniano...

Anonimo ha detto...

Continua, puntuale e documentata, l’inchiesta de “il Giornale” diretto da Mario Giordano, sulle “parentopoli” del Partito democratico, quell’intreccio di nepotismo e feudalesimo che induce tanti amministratori di sinistra ad assumere negli enti locali, o nelle società da questi controllate, parenti, portaborse, amici e amici degli amici.

Un fenomeno diffuso, sul quale talvolta si è appuntata l’attenzione dell’autorità giudiziaria, e che però resiste alle denunce.
L’inchiesta de Il Giornale è documentata; dopo essersi occupata della Provincia di Gorizia si sofferma sulla provincia di Caserta.
“Da Nord a Sud – scrive – un solo andazzo clientelare. Se in Friuli l’amministrazione di centrosinistra ha pensato bene di ingaggiare come stagisti i figli del presidente e dell’assessore all’Istruzione, nell’ente campano presieduto da Sandro De Franciscis si è andati ben oltre: per chiamata diretta, senza concorso o selezione pubblica, hanno trovato impiego (a vita) figli, nipoti, cugini, parenti, segretari di esponenti di primo piano del Partito democratico”.

Il Giornale ha individuato il meccanismo usato per questa selvaggia occupazione del potere e spiega che tutti i parenti e i collaboratori di ferro sono stati assunti da una società a intero capitale pubblico denominata ‘Terra di lavoro’ , nata nel 1999 per stabilizzare 43 “lavoratori socialmente utili” in attività di manutenzione stradale e poi convertita in una società che si occupa anche di scuola, caldaie e altri diversi settori. Tra gli assunti il segretario del presidente De Franciscis, un consigliere comunale Ds, il figlio di Felice Del Monaco, storico tesoriere della Margherita e del Pd. E poi altri parenti di esponenti del partito di Veltroni. Un pasticciaccio brutto, finito all’attenzione della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere per iniziativa dell’opposizione di centrodestra. Nella stessa denuncia si parla anche di contratti a favore di altri esponenti del Pd. Il Giornale infine sottolinea che lo sfruttamento sistematico del potere e del sottogoverno è una costante delle amministrazioni di sinistra e non a caso ricorda i casi della Calabria del governatore Agazio Loiero e dell’Abruzzo di Ottaviano Del Turco

Anonimo ha detto...

NAPOLI, ANCORA GUAI PER IL PD. MISURA CAUTELARE PER NERLI PER FONDI AL PARTITO


Non basta il Presidente della Regione Campania Bassolino ad essere preso di mira, il PD naviga in cattive acque, è proprio il caso di dirlo. Il presidente dell'Autorità portuale di Napoli, Francesco Nerli, destinatario di una misura cautelare di divieto di dimora in Campania, è indagato per concussione aggravata e continuata. Secondo quanto emerso da indagini preliminari coordinate dalla Procura di Napoli e svolte dal gruppo tutela spesa pubblica della Guardia di Finanza, Nerli, si legge in una nota della procura, avrebbe "reiteratamente indotto numerosi operatori del Porto di Napoli a effettuare contribuzioni economiche in favore del suo ex partito politico di riferimento". Nerli è stato a lungo militante del Pci e poi del Pds, eletto alla Camera nel 1987 e al Senato nel 1992. Le investigazioni della polizia tributaria, attraverso perquisizioni locali e accertamenti bancari e contabili, hanno evidenziato che tutti i soggetti che avevano corrisposto i finanziamenti - fra i 5mila e 25mila euro - operavano all'interno del Porto di Napoli attraverso un rapporto di natura concessionaria o di altra prestazione d'opera verso l'Autorità portuale e, quindi, erano in rapporto di "forte soggezione" nei confronti di chi richiedeva tali contribuzioni. I fatti contestati a Nerli sono relativi agli anni 2005-2006. Le indagini sul presidente dell'autorità portuale di Napoli - cui è stata notificata una misura cautelare di divieto di dimora in Campania - sono nate dal ritrovamento di un prospetto riepilogativo, nel corso di una perquisizione allo stesso, nel quale erano riportati, in maniera precisa, nomi di ditte e società con a fianco l'indicazione degli estremi di assegni bancari e del loro importo. Sono stati proprio gli imprenditori a confermare di essere stati avvicinati da dipendenti dell'Autorità portuale che richiedevano versamenti, peraltro contabilizzati dalle aziende e dallo stesso partito - i Ds - beneficiario dei contributi tra il 2005 e il 2006. Il divieto di dimora è scattato anche per una collaboratrice di Nerli, addetta alla segreteria di presidenza: per entrambi l'accusa è di concussione aggravata e continuata ai danni di numerosi rappresentanti di società operanti nel porto di Napoli.

Anonimo ha detto...

E' stato anche il Circo Massimo dei costi per il PD. La boccata d'ossigeno servita a Veltroni a restare in sella fino alle elezioni europee potrebbe essere costata alla casse del partito 2,5 milioni di euro: 1,7 milioni dalla sede nazionale, secondo le prime stime ufficiose,e altri 800 mila euro dalle strutture territoriali. Ma secondo un veterena nell'organizzazione delle maree rosse,sarebbero cifre al ribasso.Dietro anonimato dice a Panorama: Per mettere su cose cosi ci vogliono mediamente tra 4 e 4,5 milioni.
Sono stati organizzati 24 treni speciali charter che, stando ai prezzi di listino della Trenitalia,sono costati quasi 800 mila euro. Gli organizzatori ricordano che alla fine ci sono stati almeno un'altra decina di treni normali,e quidi più costosi dei charter,organizzati all'ultimo momento.
I costi sono stati tutti a carico del PD.
Mentre per i pullman,circa 3 mila, è stato dato un contributo del 20%.Il costo per ognuno si aggira tra 1000 e 2 mila euro;fissando a 200 euro la media del finanziamento dato ogni pullman dal PD vengono fuori 600 mila euro. A questo sono a aggiungere i 220 mila che sarebero stati pagati per il palco, e l'allestimento della scenografia. Chi ha pagato tutto questo? il PD non poteva farcela tutto da solo allora c'è il dubbio che abbia partecipato alle spese anche la CGIL. (articolo Paola Sacchi)
Quanti operai e pensionati avrebbero potuto godere di questa enorme cifra spesa per un manifestazione, sono questi gli aiuti che il proletariato rosso CGIL e PD intende dare alla classe operai? Non passa giorno che si appellano al governo dicendo che occorrono aiuti alle famiglie, a i pensionati, i loro sperperano il denaro degli iscritti per farsi pubblicità politica.Ma quando i loro iscritti si sveglieranno dal torpore e capiranno di essere sfruttati e non difesi.

Anonimo ha detto...

alla Cgil non interessa più muoversi nel rispetto rigoroso del proprio ruolo, tutelando i diritti dei lavoratori (vecchi e nuovi) bensì rifiutare a priori qualunque forma di dialogo costruttivo con il Governo e le aziende. Decisione ancora più censurabile quando si consideri la gravissima crisi finanziaria ed economica che attanaglia il Paese.

Se in una situazione tanto critica ci si dovrebbe attendere un surplus di responsabilità da parte di chiunque, venerdì scorso abbiamo avuto la prova che la Cgil proprio non ce la fa a resistere all’istinto antiberlusconiano. Di fronte alla crisi, la strumentalizza per catturare consenso da girare al Pd. Al governo c’è Berlusconi? E allora via alle danze, pardon alle marce di protesta. Dicendo no a tutto e a prescindere da tutto. Comportamento rischioso, questo, perché porta direttamente all’isolamento rispetto a Uil e Cisl le quali, invece, tentano di mantenere atteggiamenti più coerenti col loro ruolo sedendosi ai tavoli di crisi. Isolamento che è puntualmente arrivato. Poco importa, però, perché in questo momento alla sinistra politica e sindacale interessa dire al Paese che l’opposizione a Berlusconi è viva e lotta con noi. Peraltro c’è un Di Pietro che travestendosi da rifondarolo comunista porta via consensi. Ecco perché le piazze vengono riempite a ripetizione, approfittando di ogni occasione per alzare la voce. E la voce si alza unicamente per difendere con le unghie e con i denti un terreno che altrimenti franerebbe. In definitiva, proprio quando dal più grande sindacato italiano ci si aspetterebbe sguardo alto e scelte coraggiose, al contrario arrivano strumentalizzazioni di cortissimo respiro e strategie rivolte all’interno della sinistra con funzioni di supplenza.

Anonimo ha detto...

E che diciamo del Polo della Qualità?
Un enorme cattedrale che, nonostante l'innaugurazione ufficiale atta dal Presidente della repubblica, non è mai partito.
Il Presidente Guglielmo Aprile si è dimesso il 14/11/2008 per motivi personali.
L'intero centro commerciale polifunzionale è stato realizzato a marcianise nella zona industriale grazie ad una conferenza dei servizi.
Il comune di marcianise è stato sciolto per infiltrazioni camorristiche.

Anonimo ha detto...

Ragazzi anche due sindacalisti sono indagati sulla vicenda Nerli...Qualcuno dice che sia Federico Libertino e Michele Gravano. Un accenno viene fatto ggi da un quotidiano "Il Corriere della Sera/Corriere del Mezzogiorno". Leggete l'articolo... A proposito, sapete che Nerli era sindacalista della Fillea Cgil?
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Cene e cocktail, così nel porto si finanziavano Ds e primarie Pd


Scritto da Titti Beneduce da il Corriere del Mezzogiorno, 21-11-2008 08:26






Cene, cocktail, concerti: le campagne elettorali dei Ds alle regionali 2005 e alle politiche 2006, ma anche per le primarie dell'anno scorso, furono pagate con denaro elargito da una decina di operatori portuali.
È emerso da un'inchiesta della Guardia di Finanza che coinvolge anche il presidente dell'autorità portuale, Francesco Nerli: i militari gli hanno notificato un'ordinanza che gli vieta di dimorare in Campania. Un analogo provvedimento — emesso dal gip Daniela Fallarino su richiesta del pm Francesco Curcio — è stato notificato alla sua segretaria, Vita Convertino. I due sono accusati di concussione aggravata e continuata; da ieri non possono entrare nel territorio della Campania e dunque non possono raggiungere i loro uffici. Indagati per lo stesso reato anche il segretario generale dell'autorità portuale, Pietro Capogreco, e la segretaria di quest'ultimo, Carmela De Luca. Rispondono invece di truffa e abusoi di ufficio in relazione all'assunzione di personale due sindacalisti. Sette in tutto le perquisizioni compiute dagli uomini del nucleo regionale di polizia tributaria. L'inchiesta è stata avviata dopo il sequestro, avvenuto nel corso di una precedente perquisizione negli uffici di Nerli, di un prospetto riepilogativo in cui figurano le ditte che elargivano i contributi e, a fianco di ciascun nome, gli estremi degli assegni e i loro importi. Le somme oscillavano tra i 5.000 e i 25.000 euro; a pagare, tra gli altri, il colosso dei container Conateco.
Le somme di denaro, va precisato, erano regolarmente contabilizzate da ditte e società, che fatturavano e scaricavano dalle tasse le percentuali previste dalla legge. Anche i Ds registravano i contributi. L'illecito, secondo l'accusa, sta nel fatto che Nerli e i suoi collaboratori chiedevano soldi consapevoli di avere un potere enorme sugli operatori portuali, che lavorano attraverso un rapporto di natura concessoria nei confronti dell'autorità portuale; in un comunicato a firma del procuratore, Giovandomenico Lepore, si parla di «uso strumentale del potere pubblico e indebita commistione tra funzioni pubbliche e attivismo partitico». Replica il difensore di Nerli, l'avvocato Alfonso Maria Stile: «Non risulta che il presidente dell'autorità portuale abbia mai chiesto soldi personalmente ed è assolutamente scontato che non si sia mai messo in tasca un euro ».
I responsabili delle società che sovvenzionavano i Ds hanno confermato di non aver subìto minacce: le pressioni psicologiche, però, erano forti. Di fronte a richieste che provenivano dal presidente o dai suoi collaboratori più stretti, gli imprenditori preferivano pagare. L'autorità portuale, spiega la Procura, è «forte dei rilevantissimi poteri attribuiti dalla legge 84/94: poteri sanzionatori, di controllo, di vigilanza, di attribuzione e revoca di concessioni, autorizzazioni ed appalti». Sarebbe cioè bastato pochissimo per mettere in difficoltà un'azienda che avesse deciso di non contribuire alle campagne elettorali dei ds.
Francesco Nerli è presidente dell'autorità portuale dal 21 dicembre del 2000 ed è stato riconfermato il 28 gennaio del 2005. Nato 60 anni fa a Rosignano Marittimo (Livorno), ha un lungo passato politico alle spalle. È stato prima a lungo sindacalista della Fillea — Cgil, il sindacato degli edili, poi segretario della federazione provinciale del Pci di Siena e membro del comitato centrale del Pci. Nel 1987 è stato eletto deputato, nel 1992 senatore. Ha fatto parte della Commissione trasporti, lavori pubblici e comunicazione, con il ruolo di capogruppo per il Pds. Dal 1996 al 2002 ha ricoperto la carica di presidente dell'Associazione porti italiani, carica cui è stato rieletto anche nel 2006 e nel 2008.

Anonimo ha detto...

Viva la Guardia di Finanza, Viva il Pm Francesco Curcio!!

Anonimo ha detto...

...ah ecco perchè Federico Libertino è stato promosso da Gravano nella segreteria regionale della Cgil Campania ed è considerato un suo...delfino!!

Anonimo ha detto...

Federico Libertino,ex segretario della Filt Cgil Campania e da qualche mese componente della segreteria regionale della Cgil Campania è indagato per la vicenda Nerli- Porto di Napoli.
Pensate che Libertino è il delfino di Gravano, il BOSS lo ha indicato come suo sostituto!!!
Epifani, scusa, perchè Libertino non viene sospeso dagli incarichi?
Epifani, scusa, perchè Ciro Crescentini, il sindacalista della Fillea di Napoli è stato licenziato qualche anno fa senza motivo e poi espulso, perchè aveva denunciato una questione morale nella Cgil Campana e Libertino continua ad operare?

Anonimo ha detto...

Leggete il comunicato che ha diffuso il BOSS...
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CONCUSSIONE IN PORTO NAPOLI:CGIL CAMPANIA,COLLABORIAMO CON PM (AGI) - Napoli, 21 nov. - In merito alle indagini della Procura di Napoli su episodi di concussione promossi dal presidente dell'Autorita' portuale di Napoli, Francesco Nerli, da ieri destinatario di una misura coercitiva del divieto di dimora in Campania, la Cgil regionale in una nota sottolinea che, per quanto concerne il filone che vede indagato un suo elemento di vertice, "il nostro dirigente e la nostra struttura hanno offerto il massimo della collaborazione informativa e documentale ai fini di un accertamento dei fatti e della realta'. Continueremo ad offrire la nostra collaborazione, riconfermiamo la nostra tradizionale fiducia nell'azione della magistratura e chiediamo, nei limiti tecnici possibili, di accelerare le indagini. Siamo sereni e fiduciosi della estraneita' del nostro dirigente e della nostra struttura ai fatti contestati. La battaglia per la sicurezza sul lavoro di cui e' stata protagonista la Filt-Cgil dopo i gravi infortuni e la morte di un lavoratore all'interno del Porto, ha innescato un'azione di discredito, anche attraverso lettere anonime, nei confronti della nostra organizzazione, rispetto alla quale ci difenderemo a tutti i livelli". (Agenzia Italia)



I CADUTI SUL LAVORO..